
Finalmente una buona notizia: #leuropasiamonoi di Ettore Perrella
1.
Ieri sera, domenica 2 marzo 2025, ho finalmente ricevuto una buona notizia. Un amico mi ha trasmesso, via Whatsapp, un recente articolo di Michele Serra; e poco dopo ho sentito lo stesso giornalista illustrarlo nella trasmissione “Che tempo che fa”. La buona notizia è questa: Serra s’è accorto che dev’essere il popolo europeo – insomma noi – a dover richiedere che l’Unione Europea smetta d’essere quel carrozzone burocratico che è – incapace di decidere alcunché di sostanziale, anche perché dipende dall’unanimità dei Paesi aderenti –, per divenire finalmente quel che avrebbe dovuto essere fin dall’origine: una federazione unitaria e capace d’avere una sola politica estera, una sola politica economica ed un solo esercito.
La buona notizia consisteva in questo: Michele Serra ha iniziato a realizzare questo progetto a partire non dai partiti politici (molti dei quali hanno però aderito subito alla proposta), ma da noi europei. Non si tratta, in effetti, dei partiti (ammesso che quelli odierni siano ancora tali), né di posizioni politiche di destra o di sinistra, ma di un movimento unitario e popolare, che potrebbe e dovrebbe riguardare tutti i cittadini europei, e non italiani, o francesi, o tedeschi ecc.
Che succederebbe se fossero milioni d’europei a chiedere ai governi europei l’unificazione dell’esercito europeo e della politica europea? Succederebbe che finirebbe il populismo – in cui sono naufragati i partiti – e che l’Europa tornerebbe ad essere decisiva nella determinazione geopolitica del nostro pianeta: l’unico su cui possiamo vivere, in attesa che Mr Musk non fondi una sua colonia sulla Luna o su Marte.
Una prima manifestazione ci sarà a Roma, in piazza del Popolo – scelta encomiabile anche per il nome – il prossimo 15 marzo. Se vivessi a Roma, ci andrei sicuramente. E ci andrò sicuramente, se una manifestazione simile ci sarà a Padova.
V’immaginate che succederebbe se simili manifestazioni ci fossero anche a Madrid, a Parigi, a Londra, a Dublino, a Varsavia, a Riga, e magari anche a Kiev?
2.
Naturalmente mi rendo perfettamente conto che la notizia, per quanto mi paia molto buona, è davvero minuscola, oltre che solo eventuale, dinanzi al problema gigantesco che tutti noi europei ci troviamo ad affrontare ogni giorno da almeno tre anni (in realtà da molti di più). Il problema – gigantesco – si è manifestato negli ultimi giorni in seguito della pubblicazione dell’osceno video trumpiano su Gaza e dell’inqualificabile incontro/scontro fra Trump e Zelensky nella “sala ovale”, dove il Presidente degli Stati Uniti e il suo Vice si sono comportati come autentici capi-mafia.
È stato soprattutto quest’ultimo episodio a sconvolgere letteralmente i paesi della NATO, perché ha fatto crollare l’illusione che l’Europa possa essere ancora militarmente garantita dagli USA, come accadeva negli anni della guerra fredda. Trump si è rivelato un alleato di Putin! È questo il problema che noi europei ora dobbiamo risolvere, anche se esso era già evidente tre anni fa, quando la Russia ha attaccato l’Ucraina.
I capi di Stato si sono riuniti ieri a Londra, ma non sono riusciti – tanto per cambiare – a prendere una decisione unanime. Alcuni – fra i quali Giorgia Meloni – sperano ancora di poter conciliare gl’interessi dell’Europa con quelli degli Stati Uniti. Ma questo non pare più possibile, almeno finché Trump è il loro Presidente. Ed in realtà non è mai stato vero nemmeno prima, negli anni della guerra fredda, durante i quali gli USA garantivano sé stessi, e non l’Europa.
A ben vedere, gli Stati Uniti non hanno mai voluto che l’UE divenisse uno Stato federale, il cui potere sarebbe paragonabile al loro, ed hanno sempre preferito appoggiarsi sui singoli Stati nazionali, in nome del vecchio motto romano divide et impera.
Ed ora gli Stati europei devono decidere se, per attenersi all’altro motto romano, si vis pacem para bellum, vogliono unire i loro sforzi in una difesa comune, che consenta al nostro continente d’avere una politica globale comune, visto che, nel mondo d’oggi, ventisette politiche equivalgono a nessuna politica.
3.
Il problema è molto serio, perché, dietro la domanda “esiste ancora l’Europa?”, si profila la domanda “esiste ancora la democrazia?”. In effetti, Trump è stato eletto con un sistema elettorale democratico. Ma anche Hitler era stato eletto democraticamente. Anche Meloni e Orban sono stati eletti democraticamente. Ma la democrazia oggi appare dovunque sotto scacco, e le destre cercano dovunque di corroderla dall’interno, riducendola ad una semplice facciata di cartone.
Come diceva Churchill, la democrazia non è che la meno peggiore delle forme di governo. Fra i problemi che dimostrano i sistemi elettorali democratici vi è la loro dipendenza dalla competenza delle maggioranze dei votanti. E le dittature sono sempre state molto più brave delle democrazie a creare maggioranze incrollabili (con le buone o con le cattive), fregandosene totalmente della cultura.
Ma che ne è della democrazia quando la maggioranza degli elettori si astiene o si fa abbindolare dalla propaganda dei padroni? Che oggi sono i miliardari, che abbiamo visto schierati al fianco di Trump al momento del suo secondo insediamento.
Proprio per questo l’idea di Michele Serra mi è parsa buona. Solo essa potrebbe – anche se a fatica – ricostituire in Europa un’opinione pubblica affidabile, vale a dire realmente democratica e insieme veramente patriottica.
Noi siamo italiani, certo, ma che cosa significa, oggi, essere italiani? Oggi credo che solo essere europei possa significare qualcosa. Devo dire che io non mi sento meno “a casa” se passeggio in riva alla Senna o al Tamigi di quanto non mi senta “a casa” lungo il Tevere.
Anzi, dirò di più: non mi sento uno straniero nemmeno in riva al Bosforo, al Nilo, alla Neva o alla Moscova. Anche Mosca e San Pietroburgo, infatti, sono città europee. L’unico problema è che la maggioranza dei russi – o degli egiziani e dei turchi –, non ha ancora capito d’appartenere alla stessa civiltà cui apparteniamo noi e dalla quale è possibile che gli USA si sfilino (com’è già accaduto, nella loro breve storia, tutte le volte che l’isolazionismo ha trionfato nella loro politica estera).
È con questa ipotesi drammatica che noi europei oggi siamo costretti a confrontarci. E potremo farlo in termini reali e non illusori solo se riconosceremo d’essere un solo popolo. L’europeismo dovrebbe ritornare o forse diventare popolare. Il populismo non è mai stato davvero popolare, perché ha sempre salvaguardato gl’interessi dei privilegiati, che sono sempre stati una sparuta minoranza.
Se noi europei non ci accorgeremo d’essere un solo popolo, il destino del nostro continente è segnato: non saremo che uno scarto della storia, e le nostre sorti verranno decise solo a Washington, a Mosca ed a Pechino.
3 marzo 2025